Critiche fatte e ricevute: impariamo a farle

Un’arte sottile e difficile da padroneggiare. Parliamo del saper criticare, rischioso ma inevitabile. Per riuscirci bisogna allenare i nervi, lingua e coraggio e imparare a comunicare al prossimo cosa ci disturba in un’ottica di pensiero positivo: obiettivo non semplice ma neanche impossibile. A relazionarsi con gli altri si apprende poichè non è un’abilità innata. Le persone non sono in grado di elaborare strategie  relazionali utili e produttive e devono comprendere le cause dei conflitti per trovare le risoluzioni. Così l’intelligenza relazionale, diventa il modo con cui si riesce a far dire le cose appropriate con le modalità giuste, al momento giusto. Le critiche sono un aspetto di questa intelligenza. Fermiamoci a riflettere sull’effetto che ci fa riceverle: difficilmente ne cogliamo gli aspetti positivi. E quando invece le facciamo noi, spesso ci mettiamo accanimento, acredine. Il risultato? Ostilità e risentimento che compromettono i rapporti.

La soluzione per ovviare a tutto ciò non è evitare di criticare, ma cercare di capire cosa fa scattare la critica. Talvolta ci troviamo in disaccordo e lo diciamo criticando solo perchè gli altri stanno agendo in un modo diverso dal nostro. Quindi convinciamoci che il nostro punto di vista ha il diritto di esistere ed essere espresso, ma il medesimo diritto ce l’ha anche quello altrui. Per evitare l’acredine e il conflitto, bisognerebbe evitare i fraintendimenti e le critiche troppo aggressive. Quando invece le dobbiamo incassare, cerchiamo di non valutarle con fretta e superficialità, tentando di interpretare al meglio le parole di chi ci troviamo di fronte.

E’ preferibile fare domande affinchè si faccia chiarezza per capire quale logica sta dietro alla critica. Mettiamo da parte i fraintendimenti attribuendo ai comportamenti altrui, delle intenzioni che magari non hanno. Lo scopo è dunque quello di fare critiche costruttive e non distruttive, compito molto difficile da portare avanti, tanto che i manuali di psicologia che parlano dell’argomento, si moltiplicano negli scaffali delle librerie.
La prima regola da rispettare quando dobbiamo porre una critica resta quella di non offendere utilizzando toni o termini sprezzanti, altrimenti l’interlocutore si pone sulla difensiva.

La seconda regola è quella di attenersi ai fatti senza divagare, evitando di fare una lunga carrellata di tutti gli errori e malefatte del nostro interlocutore, prima che lui scappi via senza farci finire il discorso. Altro atteggiamento irritante che molti tendono ad assumere, riguarda la tendenza a improvvisarsi psicologi. Facciamo i processi alle intenzioni tirando fuori supposizioni e congetture che poco hanno a che fare con la realtà dei fatti, e ci fanno apparire polemici, saccenti e poco concreti. Se invece siamo arrabbiati è molto complicato discutere in maniera serena e civile, così la critica costruttiva diventa un traguardo molto lontano. Meglio tranquillizzarsi sbollendo la rabbia prima di discutere.

 

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