Congedo parentale dei papà: in Italia sempre più richiesto

Rassettare, accudire i bambini e cucinare. Siamo ancora molto distanti dalle tendenze che si registrano nei paesi scandinavi, eppure aumenta sempre di più il numero di neo papà che opta per il congedo parentale. Un’opportunità che qualche decennio fa, in molti avrebbero scartato con pregiudizio, dando per scontato che assistere il “focolare” è compito esclusivo della donna. Nel 2008, stando ai dati diffusi dall’Istat, è aumentato del 56% il numero dei papà che scelgono di assistere la propria famiglia, invece di andare a lavorare. Questo vuol dire che nel ostro paese sono più di 124mila gli uomini che decidono di rinunciare all’ufficio o al cantiere, a favore delle pulizie domestiche e dei fornelli.

Nel 2012, i dati parlano di 30mila casi di congedo familiare in più per i papà, anche se la parità di genere è rappresenta ancora un miraggio. In Italia, soprattutto per via un disagio culturale di fondo, la donna fa ancora fatica a conciliare professione e doveri familiari a differenza di quello che accade negli Stati Uniti. Nella Grande Mela le donne, in un settore maschile e maschilista, come quello di wall street, negli ultimi anni sono riuscite ad arrivare ai vertici della carriera, e non sono più relegate al ruolo di semplice segretaria. Ciò anche grazie al sostegno dei mariti che, rispetto al passato, stanno molto di più a casa: 30mila rispetto ai 3mila di qualche decennio fa.

Ma torniamo di nuovo alla realtà italiana. La legge dispone che i papà possono disporre di un congedo, che può essere continuativo o frazionato, della durata massima di 7 mesi se il figlio non supera gli 8 anni d’età mentre arriva a 10 mesi se la richiesta arriva da un singolo genitore. In genere si tratta di uomini che hanno superato i quarant’anni, provenienti soprattutto dal Nord (6 casi su 10). I dati non sono incoraggianti per i lavoratori autonomi, per i quali si registra una flessione dell’8,4%.

I motivi? A differenza delle altre categorie, non è previsto per loro l’indennità dello stipendio, come invece accade per i lavoratori subordinati ai quali l’Inps eroga il 30% del reddito, per figli che non superino i 3 anni. La comunicazione che il diretto interessato presenterà sia all’Inps che al datore di lavoro, sarà inoltrata da quest’ultimo all’ente previdenziale che provvederà a coprire la retribuzione, per le giornate di cui il padre dipendente ha fruito per dedicare alla propria famiglia.

Per quanto riguarda i figli adottivi, in passato i papà potevano far richiesta di congedo solo se le madri vi avevano rinunciato mentre ad oggi, entrambi i genitori, dopo aver dimostrato di essere in regola rispetto al procedimento relativo all’affidamento o all’adozione (sia nazionale che internazionale), potranno riscattare all’Inps i mesi di congedo seguendo la stessa prassi di tutti gli altri genitori.

Potresti leggere anche :

    Il papà è disinteressato alla figlia? L’affido è esclusivo per la mamma Il papà è disinteressato alla figlia? L’affido è esclusivo per la mamma
    Da adesso in poi i papà separati dovranno prestare particolare attenzione ad un nuovo orientamento della giurisprudenza in ordine all’affido dei minori. Il Tribunale di Novara infatti... 

Copyright © 2014 Donna pratica · Tutti i diritti riservati · Un idea DonnaPratica