Timidezza e disagio sociale: pro e contro

Chi l’avrebbe mai detto che personaggi celebri come Claudia Cardinale, Albert Einstein e Woody Allen ne soffrivano. Quel senso di disagio, che provoca pallore o rossore, quella sensazione di inadeguatezza che ci fa perdere le parole per strada, si può sintetizzare in un unico termine: timidezza. In alcuni casi può provocare tremore e accelerare il battito cardiaco, convincendo chi la percepisce di avere tutti gli sguardi sulla sua persona. Così le mani iniziano a sudare e non si riescono a trovare le parole giuste per spiegare, anche un concetto molto semplice.

Secondo molti psicologi, la timidezza è incentrata su pensieri pessimistici e negativi: pur non essendo una patologia, ma un atteggiamento e un modo di essere, ci spinge a non credere in noi stessi e alle nostre capacità. “Vorrei ma non posso”, ecco il motto che diventa l’unica costante della vita di un timido. Ogni ostacolo diventa insormontabile e si arriva a credere di non avere le potenzialità per raggiungere gli obiettivi preposti, anche quelli apparentemente più facili da perseguire.

Pur non essendo una malattia, la timidezza può però inibire la vita, bloccandone lo sviluppo e la crescita. Mostrandosi introversi, pur avendo un mondo interiore ricco e complesso, che però si ha paura di mostrare all’esterno, si tende a rinchiudersi in se stessi. Quando la timidezza diventa pericolosa? Di certo quando, si trasforma in fobia sociale. Non si tratta solo di vivere bene con se stessi o di prendersi una pausa prendendo le distanze dal mondo esterno. Si arriva altresì a isolarsi, evitando qualunque tipo di relazione sociale.

Come si può “curare” la timidezza? In primo luogo, bisogna rafforzare l’autostima. Non si tratta di un processo semplice, poichè l’autostima si costruisce e prende forma giorno dopo giorno. Il modo migliore per fortificarla è fare cose che prima non si erano mai sperimentate. Accantonando la paura di non riuscire, basta mettersi in gioco e proprio nel momento in cui si relizzaranno, ci si sentirà gradualmente più sicuri delle proprie capacità, più fieri di sè e di conseguenza l’autostima raggiungerà livelli sempre più elevati.

Ciò non vuol dire che la timidezza è sempre negativa. Nella società attuale può essere spesso sinonimo di personalità medicre e perdente. Ma in realtà il timido è uno che si presenta così com’è senza costruirsi intorno un’immagine fittizia, un ruolo preconfezionato. Inoltre il mistero che aleggia intorno ai suoi silenzie e ai suoi sguardi enigmatici, ha sempre un certo effetto e può rivelarsi anche affascinante e attraente.

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