Aggressività nei bambini: come e perchè nasce

Episodi di violenza e di bullismo nelle scuole sono sempre più frequenti tanto da far scattare una vera e propria emergenza. Il problema dell’aggressività ha sollecitato la ricerca scientifica e l’indagine psicologica e sociologica. Nonostante tutto, si ha sempre l’impressione di essere ancora distanti circa le soluzioni da trovare nell’ambito del controllo e della prevenzione. Ma cos’è l’aggressività? E’ un comportamento, di natura fisica o verbale, che può arrecare danno ad un individuo o ad un oggetto. Molti studiosi fanno una netta distinzione tra aggressività strumentale e aggressività ostile.

Nel primo caso abbiamo a che fare con un atteggiamento che rappresenta il mezzo per raggiungere un altro fine come nel caso dell’autodifesa. Ad essa si contrappone l’aggressività fine a se stessa, come un insulto pesante o uno schiaffo, che sono un modo per esprimere ostilità nei confronti di una persona o di un oggetto. Gli interrogativi legati all’aggressività sono numerosi: ci si chiede se debba essere considerata una questione istintiva, legata alla natura umana e animale oppure a fattori ambientali quali l’imitazione, il senso di frustrazione e così via.

Mac Dugall ad esempio definiva l’aggressività con la definizione di “istinto pugnale”, ritenendola parte integrante del bagaglio ereditario di ognuno di noi. Lo stesso vale per S.Freud che la considera un comportamento di carattere spontaneo e istintivo. Per Freud per rimediare all’aggressività bisogna ricorrere al processo di sublimazione che però in alcune situazioni, non potendo prevedere l’atto aggressivo, non può essere attuare.

Ci sono poi biologi ed etologi come Lorenz che parlano di aggressività come atto difensivo, dunque funzionale alla sopravvivenza della specie. In sintesi, ci sono due scuole di pensiero sul tema: chi parla di aggressività come spinta istintiva e chi ne parla come atteggiamento legato al condizionamento ambientale.

Ma cosa succede a scuola e come si manifesta l’aggressività? Secondo alcune indagini  c’è da fare una distinzione tra bambini del primociclo  e quelli del secondo. Nel primo caso, parliamo di piccoli che hanno intorno ai 6-7 anni e che hanno ancora punte di egocentrismo. Questa tendenza a stare sempre al centro dell’attenzione, a scapito dell’amico li spinge ad utilizzare frasi aggressive, comportamenti attenuati in quelli del secondo ciclo (8-10 anni) che hanno imparato ad attribuire maggior auterevolezza alla figura dell’insegnante.

Nel primo ciclo si manifesta un’aggressività di tipo strumentale, atteggiamento diretto a raggiungere un determinato fine: portare via oggetti quali penne e gomme ad un altro , spingere l’amico per arrivare prima alla cattedra sono atteggiamenti che diventano i mezzi per raggiungere uno scopo che è quello di mettersi in mostra. Nel secondo ciclo invece, si verificano di più comportamenti fini a se stessi, cioè forme di aggressività che esprimono ostilità, e non hanno uno scopo specifico.

Anche se come già detto in questo caso, gli episodi tendono ad essere meno frequenti. Altra distinzione sta nel fatto che mentre nel primo ciclo si verifica più frequentemente un’aggressività di tipo fisico caratterizzata da calci, schiaffi e spinte mentre nel secondo ciclo l’aggressività è più sottile, mimetizzata e verbale. Non per questo meno grave, poichè la tendenza a prendere costantemente in giro un compagno più fragile a lungo andare può causare conseguenze psicologiche preoccupanti.

Le variabili che spingono i piccoli verso l’aggressività sono diverse: l’ambiente familiare, l’ambiente extrascolastico, i mass media, le nuove tecnologie. Il tutto riconducibile ad un unico elemento: i valori si sono nel tempo sgretolati e il loro progressivo declino, ha prodotto l’estraneazione dell’individuo dalla società civile e la sua compelta alienazione.

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