L’aggressione è in rete: il Cyberbullismo

Tra le nuove generazioni, sono numerosi gli episodi di bullismo e violenza che si verificano dentro e fuori le mura scolastiche. In genere teatro di questi tristi avvenimenti, finora è stata la scuola e spesso sia i genitori che gli insegnanti, non avevano coscienza di ciò che stava succedendo sotto ai loro stessi occhi. Si tratta di eventi che la scienza psicologica ha bollato sotto la sigla “bullismo”, e si manifestano seguendo un copione prestabilito, che segue tre sequenze specifiche: 1) intenzionalità; 2) persistenza; 3) disequilibrio.

Questo significa che non sono da inserire nella voce “litigi occasionali”. Quelle piccole e circostanziali baruffe che si risolvono nel giro di poche ore, non riguardano il bullismo che invece è legato a prepotenze continue, che si ripetono nel tempo e che celano un divario di potere. Da una parte c’è il bullo, quello violento e prepotente, dall’altra c’è la vittima, fragile e insicura, che subisce quotidianamente le angherie del primo.

In questo avvilente quadro, intervengono anche altri attori che sono sia i sostenitori del carnefice, che cercano di minimizzare l’accaduto giustificando fino all’inverosimile il bullo, sia chi difende a spada tratta la vittima, che purtroppo rappresenta spesso la minoranza. Dietro ad essi, c’è un folto stuolo di osservatori esterni, che non prendono posizione e che invece dovrebbe essere al centro di un’azione educativa esemplare, per frenare finalmente il circolo vizioso che potrebbe provocare solo eventi spiacevoli.

Da un pò di tempo i media parlano anche di cyberbullismo, ovvero atti intenzionali e aggressivi che partono da un singolo individuo o da un gruppo, mediante mezzi di natura elettronica. Parliamo dei continui atti persecutori che avvengono attraverso il computer, creando spesso falsi profili, spedendo e-mail minatorie, realizzando pagine web o pubblicando video e foto, in cui si diffama la vittima indifesa. Un’insieme di atteggiamenti che soprattutto i più giovani conoscono molto bene.

Rispetto al tradizionale bullismo, ci sono molte differenze. Oltre all’intenzionalità, alla persistenza e alla differenza di potere, bisogna annoverare un’altra pericolosa caratteristica che è l’anonimato. Un fenomeno che si è diffuso a macchia d’olio negli ultimi anni: secondo l’Istituto Ipsos su 810 ragazzi di età compresa tra i 12 e i 17 anni, più del 70% ritiene il cyberbullismo, un reale pericolo da cui difendersi con ogni mezzo.

Ma come riconoscere una vittima di cyberbullismo? La vittima in genere presenta sintomi inequivocabili: svogliatezza, calo del rendimento scolastico, aumento delle assenze, stress e sfiducia nelle istituzioni scolastiche. Questi dovrebbero rappresentare dei campanelli d’allarme per spingere genitori e insegnanti a intervenire in tempo, prima che la vittima sia schiacciata da questo diabolico sistema. Ricordiamo in molti, la bella Carolina di Novara, solo 14 anni che lo scorso gennaio dopo insulti e insinuazioni pesanti, ha deciso di farla finita. Un problema serio che deve essere affrontato con la cooperazione di professori e genitori.

Bisogna monitorare di più i ragazzi che passano sempre più ore davanti al Pc, trasmettendo loro le regole base del rispetto e della convivenza civile. E se tutto questo non bastasse, è fondamentale continuare a promuovere eventi e iniziative per promuovere l’uso consapevole dei media, soprattutto da parte dei minori, come è stato per il Safer Internet Day di quest’anno, giornata indetta dalla Commissione Europea per spingere i più giovani ad avvicinarsi alle nuove tecnologie con maggior senso di responsabilità.

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