Parti prematuri: fenomeno in aumento

Lo puoi tenere nel palmo di una mano e la sua vita sembra attaccata a un filo, eppure quel piccolo fagottino un giorno diventerà un uomo. Parliamo del neonato che nasce prematuro, ovvero prima della 37° settimana di gestazione. I reparti di neonatologia, curano anche neonati, ancora più piccoli, che vengono al mondo tra le 24 e le 28 settimane prima del termine previsto. Un fenomeno sempre più in aumento nel mondo e anche nel nostro paese. Ogni anno in Italia sono 50mila i piccoli che anticipano i tempi, e negli ultimi dieci anni sono aumentati del 10%. Stando agli esperti, pare che tra le cause quelle principali sono il ricorso sempre più massiccio alla fecondazione assistita e la tendenza delle mamme, a posticipare sempre di più la gravidanza.

Tra le altre cause ci sono anche la predisposizione genetica e il pessimo stile di vita, legato a malnutrizione, abuso di alcol e così via. Ma grazie ai progressi scientifici in questo campo, si è notevolmente impennata l’aspettativa di vita dei neonati pretermine. Secondo le stime, quelli che nascono prima delle 32 settimane, sopravvivono nel 90-95% dei casi mentre quelli che vengono alla luce tra la 23° e 24° settimana, possono restare in vita nel 40-50% dei casi. E pensare che quest’ultima categoria solo dieci anni fa, sarebbe stata spacciata.

Tutto ciò grazie a un’equipe di grandi professionisti che seguono passo dopo passo, le pulsazioni monitorando l’alimentazione e la respirazione dei piccoli. Con ventilatori meccanici è possibile consentire ai neonati di respirare, in genere mediante cannule nasali. Mentre con la pompa di infusione, si somministra goccia a goccia il latte, che va a integrare la nutrizione per via endovenosa.

Disorientati e increduli, questo è lo stato d’animo di molti genitori che si trovano in questa situazione. Eppure è anche grazie alle loro sollecitazioni, se i piccoli riusciranno ad andare avanti. Parlare, toccarli, accarezzarli, abbracciarli, vuol dire stabilire dei contatti e costruire una relazione con il bambino. In altre parole si buttano le basi per il suo sviluppo emozionale, che in assenza dei genitori non potrebbe avvenire.

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