Lavoro e Crisi: i mestieri più richiesti

In un momento di crisi come questo suona strano scoprire che alcuni mestieri, soprattutto quelli manuali, stanno per estinguersi e potrebbero essere rispolverati diventando una grande risorsa per chi ha la vglia e il desiderio di lavorare e affermarsi. Il Principe della risata, il mitico Totò, per attirare i suoi commensali ricorreva alla pizza, un piatto che mette tutti d’accordo perchè abbraccia la tradizione culinaria italiana ed è molto economico. Stando a dati recenti, si spendono in media dai 7 agli 11 euro per una pizza e una birra eppure nella maggior parte delle pizzierie del nostro paese, arrivano appelli che lasciano a bocca aperta.

Nonostante i giovani disoccupati che non riescono a trovare un lavoro, aumentino a vista d’occhio, sono circa 6000 i titolari di pizzerie, stando ai dati diffusi dalla Federazione Italiana Pubblici Esercizi, che cercano dei pizzaioli esperti ma che fanno fatica a trovarne. Ma quali requisiti deve avere buon pizzaiolo? Secondo Bruno Collaro, presidente dell’Associazione Pizzierie Italiane, deve essere in grado di sfornare circa 300 pizze a serata oltre ad avere buone doti organizzative, che gli consentiranno di saper gestire ogni situzione e imprevisto. In una sola parola deve avere una grande esperienza nel settore.

Ma chi è alla ricerca di pizzaioli esperti? Stando alle statistiche recenti, nell’80% dei casi si tratta di piccole imprese ma 1 su 2 tende ad assumere con contratti a tempo determinato. Forse è quest’ultimo aspetto che frena i giovani a intraprendere un mestiere del genere? Un lavoro precario, che tra l’altro richiede grande impegno e fatica, e spesso non è pagato adeguatamente, forse non rientra nelle ambizioni di chi vuole entrare nel mondo del lavoro. “Lo stipendio è ottimo. Non possiamo parlare di una cifra precisa ma se si tratta di un pizzaiolo esperto, lo stipendio si avvicina a quello di un ingegnere”, incalza Collaro forse sbilanciandosi un pò troppo rispetto a quello che avviene poi nella realtà.

Sono tanti infatti i giovani che in questo settore, soprattuto al Sud, sono sottopagati e lavorano a nero. Ma in un contesto in cui il tasso di disoccupazione, stando agli ultimi dati dell’Istat, è arrivato all’11,9%, forse bisognerebbe badare alle esigenze concrete del mercato del lavoro, e non perdere tempo dietro a false chimere. E’ l’invito che arriva anche da tutti quelli che lavorano nel settore tessile e che non riescono ad assumere dei sarti, mestiere che sta progressivamente scomparendo. Evidentemente l’attuale realtà programmatica non ha previsto l’impiego in futuro di queste figure, che si stanno estinguendo, causando gravi danni alle piccole e medie imprese che vivono del lavoro manufatturiero.

Sopperire ad una carenza del genere diventa quasi impossibile essendo la figura del sarto ormai introvabile, e in un Paese come il nostro, noto in tutto il mondo per la moda e l’alta sartoria, questo dato rappresenta un paradosso inspiegabile. E che dire degli addetti alla lavorazione di pellame o cuoio? E’ praticamente impossibile riuscire a scovare questo tipo di lavoratore. Per risolvere questo annoso problema, l’unica cosa da fare resta informare incentivando mestieri belli, creativi e che, possono anche garantire ottimi guadagni.

Altri settori in cui si riscontra una mancanza di incontro tra domanda e offerta variano a seconda della regione considerata: in Lombardia c’è carenza di progettatori informatici, in Piemonte di venditori tecnici e in Trentino Alto-Adige di camerieri. Insomma se ci si informa, cercando di sfatare i soliti luoghi comuni, che vogliono solo la laurea l’unica “patente” per entrare di diritto dalla porta d’ingresso del mercato del lavoro, le opportunità di lavoro ci sono e possono essere sfruttate al meglio da chi ha intraprendenza e voglia di guadagnare.

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