Sindrome dell’Abbandono. Parliamone

Il terrore di essere abbandonati e di perdere la persona amata, può influenzare la vita sociale e di relazione, e chi presenta questo disagio è a rischio depressione. Si tratta della cosiddetta “sindrome dell’abbandono”, quell’inquetudine profonda, quel timore incontrollato che spinge una persona ad aver costantemente paura di perdere il suo oggetto del desiderio. E’ proprio da queste persone così importanti, che si pensa che dipenda la propria esistenza e il proprio benessere psicofisico, tanto da vivere nell’angoscia che scappino via da un momento all’altro.

Questi individui che vivono l’angoscia abbandonica, vivono in genere legami complicati e burrascosi, in cui spesso sono subordinati al partner, disposte a subire di tutto pur di non perdere la persona amata. In queste circostanze l’oggetto del desiderio è sopravvalutato e idealizzato, e si tende a far ruotare tutta la propria vita intorno alle sue esigenze.

Spesso si tende a vivere con una simbiosi totale il rapporto che è sempre teso e vacillante, fino ad arrivare all’estremo opposto odiando visceralmente l’altro e ritenendolo il principale responsabile dei propri fallimenti. A questo punto, proprio quello che si vuole evitare, ovvero l’abbandono, diventa inevitabile; si alternano così preghiere e minacce, tutto affinchè l’altro cambi idea e non scappi via. Ma da cosa nasce questa sindrome? In realtà la separazione, pur essendo un evento traumatico per tutti, diventa una tragedia per chi soffre di angoscia abbandonica.

Il distacco è percepito come un disastro che penalizzerà l’intera esistenza, come un burrone di macerie dal quale sarà impossibile uscire. Questi individui non hanno mai interiorizzato un legame pacifico, vivendo i rapporti sempre con ansia e timore e cercano di compensare il vuoto interiore, che deriva dalla costante paura di perdere l’altro dettata dall’insicuezza, cercando all’esterno un modo per rinsaladare la loro autostima.

L’insoddisfazione e l’insicurezza, sono autocurate aggrappandosi ad una figura esterna, che diventa l’oggetto perenne delle proprie attenzioni, e verso la quale si assumono atteggiamenti che oscillano dal risentimento e dal rancore, all’attaccamento patologico.

Spesso questo senso di insoddisfazione e di vuoto cerca di essere compensato anche dal cibo o, nei casi più gravi dall’uso di alcol e droghe. Il sollievo iniziale sarà destinato però a trasformarsi in senso di colpa e pentimento. Da qui l’umore lunatico, che oscilla da momenti di apparente calma ad altri in cui si è sempre agitati e sconfortati. La depressione in questi casi, è sempre dietro l’angolo.

Sia nel caso in cui la persona subisce l’abbandono, che in quello opposto in cui riuscirà a tenere legato il partner, l’esito non cambia. Nel primo caso la depressione scatterà dopo l’abbandono, che come già detto è vissuto in senso catastroico, nel secondo sarà generata dalla dipendenza al partner e dalla percezione di impotenza, rispetto ai suoi programmi futuri.

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