Genitori e Figli: quale modello educativo?

Quante volte capita che un padre o una madre si colpevolizzano e non riescono a comprendere perchè il figlio prediletto, non segue i suoi consigli incanalandosi in una direzione che non lo condurrà da nessuna parte. La verità è che nessuno può assicurare a suo figlio ciò che non ha mai avuto: se lo stesso genitore non ha mai raccolto da suo padre quel bagaglio educativo indispensabile per maturare al meglio, come può pretendere da se stesso di comunicare al figlio ciò che non ha mai appreso? Certo, il mestiere di genitore non si può imparare ed è il più complicato del mondo, eppure è possibile far proprie delle competenze educative, che poi spetterà al genitore, applicare al primogenito piuttosto che all’altro, a seconda dei contesti e delle situazioni.

A prescindere dai suggerimenti, spetta solo al genitore cogliere l’opportunità, valutare l’occasione, adattandosi alle dinamiche che governano il costante mutamento delle cirocostanze e della personalità dei propri figli, che nelle varie fasi della loro crescita, hanno esigenze diverse.

Voler bene a un figlio significa anche volere il suo bene. Ma come possiamo essere certi al 100% che suggerirgli un’azione piuttosto che un’altra, corrisponda davvero questo? Per saperlo bisogna imparare a conoscere il suo mondo interiore, il suo modo di vedere la realtà e l’approccio con cui affronta i problemi. Occorre allora stabilire dei fini educativi, tenendo bene in mente quelli che saranno i valori di riferimento. Sembra facile ma nel concreto cosa vuol dire tutto ciò? Significa che non bisogna pretendere tutto e subito, assumendo un atteggiamento più tollerante, e cercando di scendere a compromessi con le proprie ambizioni. Sì, perchè spesso per sciogliere frustrazioni personali, si tende a proiettare sui figli, i propri obiettivi.

Ma se nostro figlio non ama studiare e non riesce a perseguire un buon rendimento a scuola, perchè obbligarlo? A questo punto, è meglio scegliere tra bene assoluto e male minore, facendo cadere la scelta sul secondo. Laddove non sia possibile ottenere dal ragazzo, l’impegno scolastico, è preferibile non intestardirsi costringendolo a seguire un percorso che si rifiuta di fare, ma indirizzarlo verso il mondo del lavoro allo scopo di responsabilizzarlo, perchè un giorno dovrà assumersi le conseguenze delle proprie scelte e dei propri atteggiamenti.

Regola fondamentale è anche quella di ricordare sempre un fatto: ogni persona è speciale e irripetibile. Questo vuol dire che la personalità del proprio figlio, non può essere plasmata e stravolta, secondo le proprie preferenze. Inoltre, non è possibile pretendere da lui che appartiene ad un altro mondo e ad un’altra generazione, che interpreti la realtà con la nostra stessa chiave di lettura. Siamo noi a doverci immedesimare nel suo mondo e a “leggere” la realtà con i suoi occhi, per poi mettere in atto dei modelli formativi che si adeguino alla sua personalità e al suo universo interiore.

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