Critiche sul lavoro. Rendiamole costruttive

Spesso l’ansia e la frustrazione sono frutto di un cattivo approccio con il mondo del lavoro. Talvolta il dipendente non ha tutte le responsabilità, e anzi, può diventare il bersaglio preferito di qualche superiore, trovandosi a subire critiche e attacchi, ingiustificati e offensivi. Ci sono dirigenti e superiori che credono infatti, erroneamente di poter motivare qualcuno, mostrando un piglio duro e trattandoli con sufficienza e ostilità.

Quella che loro confondono con la severità e la professionalità, non è altro che un atteggiamento obsoleto, che ha sempre generato contrasti sul posto di lavoro, spingendo i dipendenti ad essere poco recettivi e produttivi. Più che incoraggiarli a lavorare e a fare bene, non si fa altro che “smontare” le loro ambizioni e aspettative, spingendoli ad essere spesso superficiali e svogliati. Il senso di ribellione e la collera si incentivano, fino a scatenare scontri e contrasti.

Le critiche vanno mosse ma in maniera costruttiva, senza l’intenzione di vedere a tutti i costi in un lavoro impreciso, il segno di una personalità stupida e fallimentare. Per motivare i soggetti occorre convincerli che i loro insuccessi non sono dovuti a delle loro caratteristiche immodificabili, altrimenti perderanno la speranza di risollevarsi, ma alle circostanze negative che possono sempre cambiare o essere trasformate, per ottenere risultati migliori.

In tal modo i consigli vanno a costituire una critica costruttiva e non distruttiva. Ma quali sono le caratteristiche della critica costruttiva? In primi luogo, bisogna essere specifici delineando il problema con accuratezza, in modo che l’interlocutore comprenda nei minimi dettagli, dove ha sbagliato. Se il soggetto si sentirà dire, in maniera approssimativa e sgarbata, che ha commesso degli errori, senza capire dove e perchè, si demoralizzerà, coltivando un sentimento di ostilità nei riguardi del suo superiore. Bisogna essere specifici anche nell’elogio, spiegando i termini per cui quel lavoro è stato valutato positiviamente; in questo modo l’individuo si sentirà più forte e affronterà con ottimismo gli ostacoli futuri, imparando ad avere stima verso i suoi superiori.

Quando si muove una critica, bisogna anche offrire delle soluzioni. Ecco perchè il superiore oltre a spiegare nei dettagli le motivazioni della critica, deve anche dare degli spunti per solleva il morale e motivare il dipendente. Altro elemento fondamentale che caratterizza una critica costruttiva, è l’interazione diretta. E’ inutile e nocivo, criticare in presenza di altri o in solitudine, un dipendente. L’ideale è chiamarlo in privato e parlargli faccia a faccia perchè i messaggi a distanza creano fraintendimenti e possono essere sfruttati da altri per accendere scontri e ostilità.
Ebene sì. Anche sul posto  di lavoro, un superiore deve armarsi di sensibilità. L’empatia, il sentirsi in sintonia con il proprio team è importante. I dirigenti che sono poco empatici, tendono a fornire feedback in maniera offensiva, sfiorando l’umiliazione.

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