I ricordi e gli odori del Natale

Entrare in un ambiente e, prima di cogliere le immagini o di udirne i suoni, essere colpiti da un odore, un aroma conosciuto, è una bella sensazione. A Natale, appuntamento che si ripete anno dopo anno, questa sensazione capita con più frequenza: gli avvolgenti e tipici profumi della festa non solo si riaffacciano a ogni appuntamento, ma ci riportano simultaneamente indietro a ricordi più o meno lontani, più o meno vividi, evocando persone, stati d’animo e situazioni. E’ successo a tutti noi di sperimentare, per lo più inconsapevolmente, la grandissima capacità degli odori di richiamare, quasi d’improvviso, qualcosa che fino a quel momento probabilmente si trovava regalegato nel fondo della nostra mente.

Secondo le ultime ricerche è proprio l’olfatto il più grande alleato della capacità di ricordare. Tra i sensi è quello privilegiato, che pare rimaterializzare gesti, situazioni o persone, richiamandoli dal passato. Il fenomeno è chiamato “sindrome di Proust”, perchè in un noto passaggio della Recherche, lo scrittore evoca un episodio della sua infanzia legato al sapore e all’odore di una madeleine tipico dolce francese.

La parte del cervello preposta ad elaborare le informazioni provenienti dal naso (che conta ben 3 milioni di recettori) è collocabile, da una parte nel sistema limbico o cervello viscerale, comprendente l’ippocampo e l’amigdala, e dall’altra parte in alcune aree della neocorteccia frontale. A questo proposito, è interessante notare come sia proprio l’amigdala, tra le strutture più arcaiche del nostro encefalo, a controllare emozioni, stati d’animo, istinti, appetiti, e certe funzioni della memoria. Dunque, l’odore è un senso fortemente evocativo perchè legato alla parte più esperienziale ed emozionale del cervello, difficilmente controllabile dalla parte razionale.

Per molto tempo però, il legame diretto tra profumi e memoria è apparso misterioso, fino al momento in cui alcuni studi hanno messo in evidenza come i ricordi evocati dal senso dell’olfatto appaiono decisamente più nitidi e chiari alla nostra mente, rispetto a quelli suscitati da visioni o dall’ascolto di suoni e parole. Due psicologi dell’Università di Stoccolma, Willander e Larson, hanno coinvolto in un esperimento un gruppo di persone adulte di età matura, stimolandone vista, udito e olfatto attraverso vari imput, e chiedendo loro in seguito di raccontare storie personali evocate proprio da tali stimoli.

I ricercatori hanno chiesto anche di stilare una classifica su quale senso tra tutti avesse il primato della capacità di far riemergere i ricordi. I risultati hanno rivelato che vista e udito sono stati riconosciuti come fondamentali nel rievocare i ricordi, ma l’odore è stato ritenuto da tutti i partecipanti come l’unico responsabile del ritorno alla mente di memorie molto lontane, addittura risalenti ai primi 10 anni di vita.

Gli intervistati erano tutti d’accordo nel notare come i ricordi derivati dagli aromi somministrati si associassero a una sensazione di ritorno al passato più forte, quasi fisica. Il Natale è in questo senso certamente un’occasione privilegiata: cibi e bevande tipici che si preparano solo “per le feste” o i tradizionali addobbi aromatici, portano per questo capaci di far riemergere dalla mente, in modo del tutto inaspettato, situazioni ed emozioni a cui siamo particolarmente legati.

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