Preoccupazioni e umore influenzano l’intelletto

Le preoccupazioni insieme all’ansia, rappresentano delle insidie per l’intelletto e possono rivelarsi nocive nella gestione di programmi e azioni future. Se cerchiamo un lavoro e ce ne viene proposto uno particolarmente stressante, in cui bisogna essere sempre vigili e intellettualmente presenti, come quello del controllore del traffico aereo, e siamo molto ansiosi, potremo mostrare segni di cedimento, già nella fase di addestramento. Questo perchè in confronto agli altri, i soggetti ansiosi, anche se hanno punteggi molto alti ai testi d’intelligenza, non riescono a dare il 100%, rispetto alle loro reali potenzialità: le probabilità di fallire sono più numerose, perchè si parte già dal presupposto di non essere all’altezza di quel ruolo.

Più l’ansia attanaglia il soggetto, più sono alte le probabilità che non riesca a portare avanti il compito assegnato. I pensieri negativi influiscono dunque negativamente sui compiti cognitivi e i processi decisionali così le preoccupazioni giocano brutti scherzi che spesso possono sortire effetti paradossali. Ad esempio, la classica ansia da esame, se può rivelarsi inizialmente una spinta a prepararsi al meglio per far bene, rinsaldando la motivazione e la fiducia in sè, dall’altra parte, può interferire con le abilità menmoniche e organizzative del pensiero.

Alla resa dei conti, davanti al professore o alla commissione, si tentenna, si mostra incertezza e non si riesce a riordinare tempestivamente le idee o ad esprimere un concetto, nei termini in cui era stato precedentemente memorizzato. Questo perchè l’individuo si fa prendere dal panico ed è invaso dal timore di non sortire una buona impressione nell’interlocutore e di non farcela.

L’ipomania, ovvero quella sorta di esaltazione che precede il momento creativo o di apprendimento, può avere effetti positivi ad esempio per un compositore musicale o un oscrittore, perchè consente di manifestare in maniera fluida e fantasiosa il proprio talento. Ma a lungo andare, la troppa agitazione e l’euforia, possono sconfinare e procurare atteggiamenti maniacali e controproducenti rispetto alla volontà di far fluire le idee in maniera dinamica e brillante. Più che euforia quindi, c’è bisogno di pensare positivo e di essere di buon umore, per far bene.

Anche il buon umore infatti, stimola le facoltà cognitive e consente di trovare più in fretta la risoluzione ai problemi, aiutando a pensare in maniera più flessibile e aperta. Ecco perchè i benefici di una risata o di un semplice sorriso, possono rappresentare la soluzione semplice e creativa, per trovare rimedi in maniera rapida e concreta, stimolando memoria e progettualità. Viceversa essere sempre nervosi e tristi o avere un umore vacillante, aumentano le probabilità di provare sensazioni negative e dunque di ostacolare la fecondità del nostro intelletto.

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