Salute ed emozione: l’assistenza psicologica

Abbiamo già parlato di Alfabetizzazione emozionale e di come educare a l’individuo a individuare e capire meglio le sue emozioni per gestire e controllare la reazioni aggressive e la prepotenza, ma anche per superare i momenti d’ansia e depressione. L’ideale sarebbe incoraggiare la medicina ad ampliare i propri orizzonti per arrivare a comprendere meglio l’impatto che hanno le emozioni, sulla salute mentale e fisica dell’individuo. Ma cosa dovrebbe fare uno specialista per fornire gli strumenti essenziali, affinchè l’intelligenza emotiva, si esprima al meglio?

I passi da seguire sono questi:

- Deve aiutare il soggetto a gestire al meglio i sentimenti negativi come il pessimismo, la collera, ansia perchè alcuni dati scientifici hanno dimostrato che la tossicità di queste emozioni, soprattutto quando cronicizzano, potrebbero determinare danni anche a livello fisico, incentivando e accelerando la comparsa di patologie, più o meno gravi. Abilità del genere dovrebbero essere insegnate fin da bambini, in modo che si trasformino in tendenze ben radicate. Insegnare le emozioni e la loro comprensione andrebbe fatto, anche in prossimità della pensione; la salute psicofisica è fondamentale per garantire una forma impeccabile alla persona anziana;

- Deve portare sollievo al malato che ha esigenze psicologiche diverse, rispetto ad una persona in buona salute. La medicina spesso trascura di intervenire a livello emotivo e così l’assistenza psicologica diventa un optional e si perde di vista il fatto che l’emotività può avere un ruolo determinante sul sistema immunitario e sulla storia clinica del paziente. Non dimentichiamo inoltre, che bisognerebbe assistere anche i parenti e le persone vicine ai pazienti, che vivono in una situazione di costante pressione psicologica ed emozionale.

In sintesi, si richiede una sorta di umanizzazione della medicina, che non dovrebbe più considerare marginale il ruolo dell’assistenza psicologica e del benessere emozionale. Considerando anche il lato economico, intervenire in questo senso, secondo alcuni studi condotti dalla Mt. Sinai School di New York, evita l’insorgenza di patologie più gravi in pazienti “a rischio” e velocizza il decorso e la guarigione, arrecando benefici in termini di profitto, per le strutture ospedaliere, che dimettono prima i malati, risparmaniano sulla spese totali di degenza.

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