Depressione tra adolescenti: riconosciamola

E’ un disturbo che sta prendendo sempre più piede anche tra i giovanissimi. Parliamo della depressione, che anche quando colpisce le giovani generazioni, non dovrebbe essere sottovalutata come in genere si tende a fare. Oltre che curata, la depressione in questi casi dovrebbe essere prevenuta, perchè potrebbe rappresentare un campanello d’allarme di un disagio che tende ad acutizzarsi e diventare pericoloso in età adulta.

Fin da piccoli possono insorgere i primi disturbi ma ovviamente non deve destare preoccupazione la tristezza o i frequenti sbalzi d’umore di un adolescente, che durante questa fase delicata della vita, può vivere delusioni e frequenti alti e bassi. Ciò che deve destare perplessità è lo stato di incupimento generale, osservare comportamenti che tendono a consolidarsi nel tempo, come la tendenza a chiudersi in se stessi, ad arrabbiarsi facilmente o ad essere spesso preda della disperazione e della malinconia.

Secondo uno studio realizzato dalla psicologa americana Maria Kovacs, che lavora presso la clinica psichiatrica di Pittsburgh, su un gruppo di bambini, a cui all’età di 8 anni era stata diagnosticata la depressione da un gruppo di psicologi, le forme di lieve depressione, hanno alte probabilità di aggravarsi negli anni. Chi soffriva di gravi forme di depressione, ne subiva gli effetti almeno per gli 11 mesi seguenti mentre a chi ne era stata diagnosticata una forma meno grave, denunciava disagi che, seppur facilmente gestibili, si protraevano per tempi molto più lunghi, che arrivavano ai 4 anni.

La Kovacs ha dunque stabilito che i bambini affetti da depressione lieve, avevano più probabilità che in futuro, il loro disturbo invece di svanire, con le cure del caso, si intensificasse protraendo i suoi effetti nel tempo. Molti addirittura arrivavano a soffrire della cosiddetta “doppia depressione”, ovvero una serie di episodi ricorrenti, innescati in genere da un singolo evento, che li ha traumatizzati durante l’infanzia.

Essere un ragazzo depresso, racchiude in sè un duplice svantaggio: da una parte la patologia, ha conseguenze sull’umore e sulla qualità della vita in genere, e dall’altra chi lo circonda, invece di aiutalo a stare meglio, coinvolgendolo nella vita di gruppo, tende ancora di più ad isolarlo, spaventato dalla sua tristezza e dalla tendenza naturale ad autoescludersi.

Ciò determina una spirale senza via d’uscita: l’essere esclusi, induce il ragazzo a sentirsi isolato e a chiudersi ancora di più in se stesso. Le carenze emozionali, dovute al fatto che non è stato coinvolto nelle classiche baruffe che derivano dal gioco e dal confronto tra giovanissimi, lo lasceranno indietro nel suo cammino verso lo sviluppo nella vita sociale. Inoltre, essendosi sempre rapportati ai suoi simili, cioè a quelli che hanno problemi di depressione, il giovane depresso è sempre socialmente sottovalutato, perchè vistp come un disadattato meno espansivo, e poco propenso al gioco e al dialogo.

Spesso la depressione interferisce anche con l’apprendimento e quindi con il rendimento scolastico. Concentrarsi e focalizzare l’attenzione su un argomento e memorizzarlo, è molto più complicato per un ragazzo depresso. A loro volta le difficoltà nell’apprendimento e i voti bassi, aggravano ancora di più la situazione acuendo lo stato depressivo: numerosi sono infatti gli adolescenti che abbandonano la scuola e non intendono più riprendere gli studi.

Stando ad uno studio condotto all’università dell’Oregon, pare che insegnando ai ragazzi delle tecniche specifiche per controllare le emozioni negative, era possibile abbassare il rischio che la loro depressione assumesse in futuro forme più gravi. Attraverso degli esercizi mirati, durante i quali gli studenti erano invitati ad affrontare i pensieri e le frasi associate alle sensazioni spiacevoli, mettendoli in discussione e allontanandoli dalla propria mente, si imparava a prendere le ditanze da essi. Tutto quello che in loro generava pessimismo, tristezza e irritabilità, doveva essere smontato e sminuito, per lasciare spazio a emozioni gradevoli e positive.

Dopo il programma che durò circa 2 mesi, il tasso di depressione calò quasi della metà. I ragazzi erano portati a fare amicizia con più facilità e sorridevano più spesso. Apprendere e imparare a gestire e a controllare le proprie emozioni, accantonando quelle negative e incoraggiando quelle positive, nel bel mezzo dell’adolescenza,  secondo molti psicologi, può essere la chiave, per abbassare il rischio di protrarre la depressione anche in età adulta.

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