Mastoplastica additiva: protesi e modalità di intervento

Insieme alla liposuzione resta uno degli interventi di chirurgia estetica più richiesti. Parliamo della mastoplastica additiva, ovvero dell’aumento del volume della mammella grazie all’inserimento di protesi. Anche se negli ultimi tempi c’è un’inversione di tendenza perchè le donne preferiscono un seno non molto grande ma proporzionato, dando la priorità alla turgidità e all’elasticità rispetto alla grandezza. In pratica, le donne desiderano un seno alto e sodo piuttosto che un seno voluminoso che tende a cedere con maggiore facilità alla forza di gravità.

La misura più richiesta è la terza, dunque un decolletè di media grandezza, pieno e non cadente. Soprattutto dopo una o due gravidanze, il seno perde elasticità, si svuota soprattutto nella zona superiore e tende verso il basso. Molte sono le mamme che dopo l’allattamento, ritrovandosi un seno flaccido e svuotato, decidono di rivolgersi al chirurgo estetico che può intervenire con una mastoplastica additiva, se c’è l’esigenza di ingrandire il decolletè altrimenti con una mastopessi, se c’è solo bisogno di risollevare il seno verso l’alto.

Nel primo caso è possibile utilizzare una protesi sferica o una protesi anatomica che vanno inserite a livello del sottomuscolo o al di sopra del muscolo. In tal modo anche una protesi sferica, essendo schiacciata nella zona superiore per i 3/4 della sua dimensione naturale, si comporterà come una protesi anatomica, tendendo a sgonfiarsi sopra e a gonfiarsi nell’area inferiore. Molti chirurghi preferiscono la protesi sferica perchè nel caso in cui si inclina all’interno della tasca in cui è stata inserita, resterà sempre della stessa dimensione.

Una protesi anatomica invece, inclinandosi potrebbe creare complicazioni, tali che molte pazienti sono state costrette a sottoporsi ad un nuovo intervento per il loro riposizionamento. Ma quando c’è il rischio di rigetto? Più che rigetto, che è un termine improprio, si dovrebbe parlare di incapsulamento. Ciò accade soprattutto quando la protesi è inserita al di sopra del muscolo; per questa ragione la maggior parte dei medici estetici preferiscono operare a livello sottomusclare.

Una protesi inserita partendo dal solco sottomammario, è molto difficile che fuoriesca dalla sua capsula che si crea nel giro di un mese dall’operazione. Questo perchè si forma una sorta di “stanza” che porta l’organismo a non percepire più la protesi come un corpo estraneo. Anche perchè il movimento dei muscoli pettorali esercitano un costante massaggio sulla protesi evitando l’incapsulamento.

Ci sono poi chirurghi che preferiscono incidere l’aureola per inserire la protesi; una pratica a cui si ricorre sempre di meno poichè richiede il sezionamento di tutta la ghiandola per arrivare sino al muscolo oltre a prevedere una cicatrice un pò più evidente.

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