Amore precario: più single, più divorzi e zero crescita

In un’epoca in cui tutto è “a termine” anche i sentimenti si fanno precari. La crisi imperversa e per le poche coppie che riescono ancora a resistere, coronare il sogno d’amore è molto complicato. La mancanza di prospettive lavorative solide ritarda sempre di più l’uscita dal nido materno e rende sempre più ardua la possibilità di concretizzare il sogno di crearsi una famiglia. I genitori e i nonni sono diventati il nuovo ammortizzatore sociale del Ventunesimo secolo. E’ grazie al loro sostegno che i loro figli disoccupati o in cassa integrazione, riescono a sopravvivere.

Laddove le condizioni economiche e sociali sono incerte e frammentarie anche l’amore scarseggia. I sentimenti che dovrebbero fare da collante e incoraggiare il senso di solidarietà che unisce soprattutto quando ci sono difficoltà e ostacoli da superare, scricchiolano e si sfaldano. Secondo gli ultimi dati Istat, i matrimoni la cui durata media è di 15 anni, sono in netto calo a dispetto del numero esoritante di single e di persone chepreferiscono la convivenza.

In compenso sono aumentati quelli che scelgono di pronunciare il loro secondo sì. In questo caso si tratta spesso di unioni molto più solide che difficilmente hanno come esito un secondo divorzio. Questo perchè probabilmente essendo avvenuti in un età matura in cui le scelte diventano più ponderate e consapevoli, prima di porre la parola fine ad un legame, si fa qualche rinuncia in più. Si preferisce accantonare la sofferenza provata durante la separazione, che l’individuo non ha intenzione di sperimentare nuovamente impegnandosi con più costanza e sacrificio affinchè la nuova relazione funzioni e non abbia gli esiti catastrofici di quella che l’ha preceduta. Inoltre, i sentimenti che lo legano al nuovo coniuge sono più solidi e concreti; meno spinti dallo slancio passionale e istintivo tipico della gioninezza e più decisi a costruire un’unione stabile e matura.

Questa è la fotografia sociologica del nuovo millennio. Abbandonati i panni del coniuge “esteriore”, ovvero di quello che simula un matrimonio fatto di apparenze, solo per ubbidire alle convenzioni sociali, gli uomini e le donne sono più decisi a cambiare. Ma anche più disfattisti: c’è chi al primo ostacolo getta la spugna e si dà per vinto, ma forse la sua unione era mossa solo da un’entusiasmo temporaneo e da un sentimento effimero.

Sono sempre le donne quelle più coraggiose che si decidono a scrivere la parola fine. Ciò anche per ragioni di naturale economica visto che, una volta separate, soprattutto se disoccupate e con figli, hanno diritto ad avanzare richieste di natura economica che spesso riducono a pezzi i padri separati. L’altra faccia della medaglia parla invece di uomini scaltri e irresponsabili che non dichiarano al fisco le loro entrate cosicchè le ex non potranno ricevere alcun mantenimento.

Esiste poi la categoria dei “rinunciatari”. Come abbiamo già detto, sono in netto aumento i single, anche tra le donne che in epoche precedenti erano sempre prime rispetto ai loro fratelli, ad abbandonare il tetto materno. C’è chi li chiama “bamboccioni” eppure se non avessero il sostegno della loro famiglia d’origine, non potrebbero in alcun modo sostentarsi. Si crea così una sorta di circolo vizioso in cui il genitore protegge fino a 40 anni (e oltre in alcuni casi) il figlio e quest’ultimo si adagia e diventa completamente succube del genitore fino a non poterne più farne a meno.

Siamo infatti l’unico paese in Europa in cui si assiste ad una situazione del genere ma fino a quando gli affitti continueranno ad avere costi esorbitanti e per accedere a un mutuo ci sarà bisogno di un posto di lavoro stabile e ben retribuito (in Italia è diventato ormai un miraggio), il futuro non prometterà nulla di nuovo. Un Paese che sta facendo i conti con il salasso generato dalle vecchie generazioni che si appresta a diventare sempre più vecchio, visto che le nascite sono attualmente pari all’1,3% a fronte del 1,8 del 2002, e che con un Pil a -2,4% non accenna a crescere .

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