Mamme vs Figlie: no alla dipendenza

Lei proprio non si rassegna: continua a dirti di non prendere freddo, a spiegarti come si carica una lavatrice e a prestare al tuo lavoro l’attenzione che si dedica ai disegnini di una bimba dell’asilo: tanto carini quanto inutili. Insomma, tua madre non accetta che tu sia diventata adulta. Le tue opinioni le ascolta con atteggiamenti che vanno dalla sufficienza, all’apprensione, all’affettuosa tenerezza. Ma sotto sotto è convinta di avere ancora un bel pò da insegnarti.

Non c’è nessuno con cui comunichiamo male come le persone che conosciamo da una vita. E’ la teoria di alcuni psicologi, e spesso riflette alla perfezione il rapporto madre-figlia, quel complicato intreccio di affetto, aspettative e recriminazioni che l’età a volte lenisce e a volte esaspera. Se quasi tutte infatti, abbiamo passato una fase adolescenziale di ribellione e distacco, è assai più frustrante vedere che la comunicazione con la persona che ci ha messo al mondo può essere faticosa, e molto, anche da  adulte. Non solo perchè a qualcuna viene da esclamare: “Ma come, è una vita che cerco di spiegarti chi sono e ancora non lo hai capito?”

Ma anche perchè, con il passare degli anni, cambiano esigenze ed equilibri, e anche il più idilliaco dei rapporti rischia di vedersela con una doverosa, naturale, ma non per questo meno traumatica, evoluzione. Figuriamoci quando il rapporto idilliaco non lo è mai stato. Tu sei cresciuta, ti senti un’adulta a tutti gli effetti, magari sei già mamma a tua volta. Ma lei continua a spiegarti “come si fanno le cose” il che ovviamente ti esaspera. Proprio questo è l’ostacolo numero uno dei rapporti tra mamme chiocce e figlie cresciutelle: da un lato, c’è una giovane donna determinata a prendere in mano la sua vita e voler vedere riconosciuti il proprio valore e la propria autonomia, dall’altro una persona che si sente mancare la terra sotto ai piedi perchè, tutto d’un tratto si sente messa da parte, inutile.

“Quando la figlia diventa mamma -spiega la psicolgoa- cambia la prospettiva con cui vede i genitori, è già stato fatto il passo in cui smette di vedersi figlia. I genitori, d’altro canto, vorrebbero sempre vedere piccoli i propri figli e hanno difficoltà a sintonizzarsi sui bisogni attuali. Per la madre di una donna ormai grande è soprattutto facile sentirsi trascurata, mentre la figlia non sente riconosciuto il suo status di adulta”.

L’importante è trasmettere alla madre il messaggio che comunque lei sarà sempre preziosa, anche se cambiano le modalità di coinvolgimento. E’ utile e strategiaco, secondo la psicologa, ritagliarsi sempre degli spazi solo riservati a madre e a figlia evitando contrapposizioni inutili. Non dimentichiamo però l’altra faccia della medaglia. Per ragioni storiche ed economiche viviamo nel paese dei cosiddetti bamboccioni, categoria che si può declinare anche al femminile: figlie che restano in casa fino a oltre i trent’anni, mantenendo comportamenti da adolescenti, oppure che danno per scontato che al momento giusto, la mamma non veda l’ora di diventare nonna e baby sitter. Ci sono anche madri/nonne che dopo anni di fatica vorrebbero rivivere l’ebbrezza della libertà, l’importante è capire i suoi bisogni senza pretendere troppo.

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