La violenza è ereditaria. Dire basta si può

L’aggressività è un pò come un tratto del viso o una caratteristica del corpo. Si può trasmettere da una generazione all’altra proprio come se fosse un carattere ereditario. I tipi litigiosi e rissosi, da adulti assumono degli atteggiamenti tali da trasformare la famiglia in una vera e propria scuola di violenza. In genere durante la loro infanzia avevano genitori che erano molto rigidi e li punivano in maniera severa salvo poi essere assenti, o quasi, dalla loro vita. Una volta cresciuti, quei bambini diventati genitori, non fanno che attenersi all’unico modello di cui sono a conoscenza offrendo ai loro figli un esempio di aggressività violenta, schema che i piccoli si porteranno a scuola e al campo giochi.

Da qui si generano dispute turbolente, giochi che si trasformano in liti continue accompagnati da maltrattamenti e atteggiamenti molto lontani dalla naturale inclinazione empatica tipica dei bambini. La durezza di questi bambini non è sintomo di una personalità spregevole, ma è semplicemente la versione più estrema di quella osservata nei bambini con i genitori troppo critici, minacciosi e severi nelle loro punizioni.

Questi individui quando cresceranno avranno inoltre una maggiore probabilità di avere difficoltà cognitive nell’apprendimento, di essere soggetti a depressione e nei casi più gravi, di aver problemi con la legge e di commettere crimini violenti. Spesso questa carenza di empatia si trasmette da una generazione all’altra, in una sorta di catena di S. Antonio, nella quale genitori brutali sono stati essi stessi, da bambini, brutalizzati dai priopri genitori. Il loro cervello verrà plasmato dalla brutalità e nutrito con una dieta a base di traumi che lasceranno un segno duratuto nella loro psiche.

Ma allora come rieducare questi bambini, diventati addolescenti prima che i loro atteggiamenti violenti si consolidino da adulti e risulterà quasi impossibile estirparli? Prima di tutto occorre metter loro a disposizione un nuovo “vocabolario delle emozioni”. Sarà difficile guarire le loro cicatrici, ma con pazienza e con gli strumenti educativi giusti è possibile quantomeno tamponare la situazione. Il cervello emozionale dovrà essere riplasmato, sradicando quelle convinzioni frutto di paure latenti mai risolte fino in fondo.

Il percorso sarà lungo e complicato ma alla fine sarà possibile ricostruire l’empatia, ovvero la capacità dell’individuo di mettersi nei panni degli altri e di interpretare le loro esigenze. Bisogna far capire che non necessariamente i torti subiti, devono essere scaricati sui propri figli creando dei despota in miniatura. Occorre cercare di insegnar loro a vivere secondo uno schema diverso fatto di “avere” ma anche di “dare”. Imparando l’altruismo e la comprensione, l’indivisuo smorzerà alcune rigidità e risulterà più elastico e docile.

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