Coppia e aggressività: dove incanalarla?

Riacciuffare i propri diritti e riaffermare il proprio ruolo, ha spesso generato nella donna del nuovo millennio un’aggressività che prima le era completamente estranea. Ma da cosa deriva questo atteggiamento? In primis occorre distinguere tra ostilità e aggressività. La prima è frutto dell’istinto che sovrasta tutto il resto e che può essere scatenato da una miriade di episodi, frasi, reazioni altrui, mentre l’ostilità si costrisce con il tempo ed è frutto di una serie di valutazioni negative nei riguardi di qualcuno.

L’aggressività era anche considerata una reazione lecita ed era un’esclusiva solo dell’universo maschile. Anche l’ostilità, figlia per certi versi dell’invidia, trovava numerosi canali per esprimersi: più diretti e violenti per il maschio e più subdoli e sottili per la femmina. Poi con le rivendicazioni dei movimenti femministi e la lotta contro le vessazioni e la disparità di trattamento, l’aggressività è diventata un’arma potente a cui hanno ricorso anche le donne. Anche in ambito professionale, in cui la voglia di affermarsi trova libero sfogo, assiste alla presenza di una donna che ha armi affilate e che è decisa a entrare in possesso, con autonomia e cocciutaggine, di quelle posizioni che prima le erano negate.

L’aggressività diventa così un ingrediente indispensabile per autoaffermarsi, sfruttata per raggiungere i proprio interessi, scelta e dosata con cura strategica. Nella vita privata, l’aggressività si esprime in maniera ancora più complessa. Di fronte all’aggressività più becera e diretta dell’uomo, la donna può rispondere in modo apparentemente accomodante, ma in realtà cela e coltiva un intento di vendetta che richiederà più tempo e sarà meno spontaneo, ma con un impatto decisamente più forte e spiazzante. 
Senza alzare la voce, ma non per questo reprimere le proprie pulsioni, l’aggressività viene dirottata mediante una strategia più sottile, ma molto più dirompente. Qualche esempio? La donna si dedica molto di più al tempo libero cominciando a trascurare il focolare domestico e adducendo malori più o meno evidenti, ogni volta che il partner si avvicina. Ecco come l’aggressività femminile può, attraverso la strada della subdola vendetta, riscattare la sua posizione, mettendo in difficoltà e facendo crollare tutte le pseudo certezze del maschio prepotente e guerriero.

Eppure tutte queste rivendicazioni, col tempo portano il rapporto a logorarsi. E’ come un cane che si morde la coda: l’aggressività sarà talvolta repressa, altre volte incanalata verso bersagli che col tempo, si ritorceranno contro, chiedendo un conto più salato del previsto. Gli psicoterapeuti suggeriscono di guardarsi dentro e cercare di capire da dove sfocia davvero l’aggressività; spesso si può trattare di un conto in sospeso con il proprio padre o di frustrazioni in campo professionale che non hanno mai trovato una risoluzione. Una volta individuato il fulcro, occorre guardare il partner e accettarne pregi e difetti senza scovare il cavillo, per scatenare l’ennesima critica, ripescando rivendicazioni anacronistiche mai pienamente risolte.

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