I tempi sono cambiati e anche le forme di comunicazione all’interno della coppia lo sono. In passato, ciò che un partner diceva all’altro era spesso imperativo, aspro e per questo spesso poco condiviso. Aveva però il pregio di essere comunicato in modo diretto e chiaro, senza fronzoli o false ipocrisie. Le regole sociali agevolavano la comunicazione che, per quanto criticabili, rendevano il conflitto aperto una rara eventualità. E quando si presentava, riguardava più che altro la disparità dei ruoli, e la disperata ricerca femminile di ottenere riconoscimento rifiutando la sottomissione.
Con l’affermarsi della figura della donna, all’insegna di una ritrovata democrazia tra i generi, la questione si è complicata. Il sovrapporsi dei ruoli per quanto può essere considerato per certi aspetti positivo, ha creato non poca confusione. L’emotività in un contesto caratterizzato da fraintendimenti, confusione, silenzi e precarietà, può giocare brutti schermi sia per l’uomo che per la donna.
I maschi parlano spesso un linguaggio che le donne non riescono a capire, mescolando messaggi tipici di una forma mentis pratica e sbrigativa con altri, a contenuto emozionale, che ancora risultano indecifrabili. L’uomo vuole essere al centro dell’attenzione, sempre rassicurato ma nel contempo odia le gabbie e vuole vivere a briglie sciolte. La donna invece pur dando come sempre risalto ai contenuti affettivi ed emotivi, ha assunto un linguaggio più aspro e aggressivo, misto a elementi di insicurezza che ha preso in prestito dalla tradizione maschile.
Deborah Tannen, nelle sue teorie sulla comunicazione tra partner evidenziava che mentre le conversazioni femminili rappresentano una sorta di “negoziati per l’intimità”, mediante in quali si ricerca comprensione e tolleranza, nel tentativo di proteggersi da chi cerca ancora di metterle da parte, l’uomo pur riconoscendo il ruolo della donna, tende a raggiungere un livello superiore di carriera e a proteggerlo dalla minaccia di sentirsi surclassato dalla sua stessa compagna di vita. Le difficoltà di comunicazione nascono proprio dalle differenze tra stile intimo e stile gerarchico: il primo tende a raggiungere il consenso senza far leva sulla superiorità, mentre il secondo pone l’accento sullo status enfatizzando l’improtanza dell’indipendenza.
Poi quando lo stile intimo viene perseguito anche dall’uomo ma in modo maldestro, quasi estorto con la forza in nome di una presunta superiorità mai del tutto accantonata, e quello gerarchico viene afferrato dalla donna, sull’onda della rivincita e dell’autoaffermazione, i rapporti si complicano ancora di più. Allora cosa bisogna fare per evitare lo sfascio? La parola d’ordine è negoziare. Ciò vuol dire avere considerazione dell’altro e delle sue esigenze senza farsi schiacciare dal peso delle aspettative. La passione che può essere un piacevole collante, un carburante di energia creativa, potrebbe contribuire a far deporre, almeno momentaneamente l’ascia di guerra.
Per mantenersi vivo necessita di attributi come creatività, entusiasmo e libertà, che sono il suo motore. Evitiamo quindi la ripetitività, l’ansia da prestazione, il timore di lasciarsi andare completamente, la censura della fantasia che sono i nemici capitali dell’erotismo di coppia. Altra parola d’ordine è consapevolezza. Occorre mettere le carte in tavola e sviscerare fino in fonda cosa c’è che non va, facendo finalmente crollare le barriere comunicative. Gradualmente è possibile prendere atto delle distorsioni comunicative, tralasciando il bisogno di affermare il proprio ruolo e i propri bisogni, facendo proprio il linguaggio dell’altro.
