Psicologia e alimentazione: un legame imprescindibile

Il cibo, oltre ad assicurare l’espletamento delle attività vitali ed energetiche, e a conservare l’organismo in buona salute, ha un profondo e piuttosto misterioso, significato psicologico. Le abitudini alimentari dei bambini, degli adolescenti ed anche degli adulti sono legate alla vita emotiva. La presa di contatto con l’alimento è tra le prime esperienze di vita, l’alimento provvede a liberare il bambino dalla sensazione sgradevole della fame, provvede a soddisfare cioè un bisogno irresistibile.

Un ricordo che resterà indelebilmente nella memoria. Può verficarsi infatti che anche gli adulti reagiscano ad un dispiacere cercando conforto nel cibo. Le mamme che cercano di consolare il bambino che piange mettendogli in bocca il biberon o in mano un biscotto, inculcano in lui l’inclinazione a considerare il cibo come una cura per tutte le esperienze sgradevoli. L’assunzione del cibo, ha quindi dei riflessi sulla formazione del carattere.

Gli aspetti psicologici dell’alimentazione sono stati spesso sottovalutati, nonostante al cibo siano legati vari significati emotivi, dipendenti dall’impostazione di vita, dall’ educazione culturale e religiosa, dalle esperienze personali. Forzare i bambini a mangiare, rimproverarli a tavola, avere eccessive pretese circa i comportamenti irreprensibili e la destrezza con le posate, le discussioni tra gli adulti a tavola, fanno sì che il bambino associ il cibo a ricordi sgradevoli.

Situazione che porta squilibrio nella sua serenità e alla quale il piccolo reagisce rifiutandosi di mangiare, oppure si abitua a mangiucchiare tra i pasti quando nessuno lo obbliga a determinati atteggiamenti. Esperienze sgradevoli, ad esempio, l’essere chiuso in una stanza o comunque allontanato come punizione per un comportamento scorretto, creano nel bambino un senso di insicurezza e di dubbio circa l’amore dei genitori nei suoi confronti. Il piccolo si sente respinto e, di conseguenza, può vedere nel cibo l’arma per attirare su di sè l’attenzione di tutti i suoi familiari. E così sceglie di rifiutarlo.

Una pessima abitudine alimentare può crearsi premiando una buona condotta con dolci, biscotti o caramelle. A questi alimenti, già di per sè gradevoli, il bambino associa il senso di piacere proprio della lode, del premio, quindi li preferirà senz’altro a discapito della carne, delle verdure, del latte e di altri cibi di primaria importanza. La connesione tra fattori emotivi e alimentazione deve essere sempre ricordata da tutti coloro che si interessano della preparazione dei cibi, sia nell’ambito familiare che della comunità, poichè se non tenute nella giusta considerazione, possono portare a condizioni psicologiche e affettive di cui sono esempi piuttosto significativi molte forme di obesità dell’infanzia e dell’adolescenza e tutti i casi di anoressia mentale.

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