Twitter: ma come non sei su…

All’inizio appare più difficile e meno ozioso del suo più celebre fratello. Twitter non è uno strumento docile come Facebook. Però è sulla bocca e sullo schermo di tutti: secondo wired.it, un italiano su trenta ha un account. Per il quotidiano “La Repubblica”, mandiamo tre mini-post al secondo, 200 al minuto, dodicimila l’ora. Per diventare microblogger basta iscriversi su twitter.com, caricare una foto e una sintetica autodefinizione, e si entra nel regno dei cinguettii da 140 caratteri, che è anche il crudele mondo di followers e following.

Un pò come a scuola, dove c’erano persone più o meno popolari, il successo di un utente twitter si misura in numero di “seguaci”.
Per dire, nel mese di aprile Lorenzo Jovanotti (@lorenzojova) aveva 881.149 follower, mentre lui seguiva solo i profili. Viceversa, una comune mortale per aprire un account e, dopo sei mesi, avere ancora due soli follower: il marito e la mamma.

Ma può anche accadere che, con i tweet giusti, una serie regolare di commenti arguti e l’uso corretto di menzione e hashtag, diventi una star del microblogging. Facebook è la sagra del pensiero in libertà. Twitter costringe alla sintesi. Lo status di Facebook è un sasso lanciato nel vuoto, il tweet spesso crea botta e risposta. Facebook è vetrina per amicizie, vacanze, riflesisoni del mattino. Twitter ambisce (ma non sempre riesce) a mettere in scena lampi di informazione o fulminei commenti.

Facebook è un parco giochi, Twitter è quasi una fonte giornalistica: per aggiornamenti in tempo reale da zone di guerra e su fatti di cronaca, per attingere alla vita privata dei vip, come piattaforma per segnalare link e approfondimenti. Facebook lo usano quasi solo i non famosi, Twitter lo adorano le celebrità, che regalano ai fan l’illusione di condividere uno “spazio”. Insomma, come sintetizza l’anonima utente ItsNoraJMalik: “Twitter ti fa amare persone che non hai mai conosciuto. Facebook ti fa odiare persone che conosci da tanto tempo”.

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