L’ora della gentilezza: finalmente rivalutata?

 E’ il momento della gentilezza? Sembrerebbe proprio di no in un mondo che diventa ogni giorno più intollerante, aggressivo. In città dove dominano le piccole angherie, come l’auto sulle strisce pedonali, e si moltiplicano anche inspiegabili casi di violenza, nati magari da una lite fuggevole, per strada, per uno sguardo o una parola di troppo. Eppure, forse per reazione o perchè la gentilezza fa parte dell’essere umano, si moltiplicano le iniziative per diventare più amabili e cortesi. E per rendere questo atteggiamento contagioso, così che da un atto gentile ne nascano mille altri. Ma in cosa sta il segreto della gentilezza? Secondo psicologi come Adam Philips, nel fatto che non è segno di arrendevolezza e di debolezza.

Al contrario è un’espressione di forza: sapersi rivolgere agli altri con un sorriso, mostrare disponibilità, seguire le regole più bistrattate della buona educazione (come cedere il posto a una persona più debole o ringraziare senza esitazioni) vuol dire per prima cosa avere chiaro il concetto dei propri confini e delle proprie esigenze. Significa sapere affermare i propri desideri e idee, senza cedere alle tentazioni della sopraffazione e dell’egocentrismo ma rispettando chi si ha di fronte.

In più come molte azioni positive, essere gentili fa bene alla mente e al corpo: crea con gli altri un’empatia che rende subito più sereni, dà calma e rilassa, stimola la creatività. Insomma fa vivere meglio. E’ negli Stati Uniti che è nato il nuovo interesse per la gentilezza con il movimento Random Act of Kindness: da lì in poi è diventato un fenomeno mondiale che ha toccato l’Italia con i siti gentilezza.com e gentletude.com, impegnati a diffondere un’idea diversa del vivere, rispettosa del prossimo e quello che ci sta intorno.

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