Anoressia e Bulimia, cosa sono? Cosa fare?

Affliggono molti giovani e, spesso, non si conosce l’esatto significato di questi termini, ne si ha le conoscenze opportune, per cui si è impreparati ad affrontarne l’eventuale insorgenza in parenti ed amici.

Ma cosa sono Anoressia e Bulimia?
Iniziamo subito con il dire che sono principalmente dei “disturbi dell’alimentazione” che possono presentarsi sia in forma transitoria che in forma di vere e proprie patologie.

Essenzialmente è un “alterazione”, una “modificazione” , del rapporto che la persona ha con il cibo : nel caso che questi si presentano in forma “transitoria” possono essere dovuti essenzialmente a un qualche evento “traumatico” nella sfera affettiva dell’individuo, mentre nel caso di disturbi patologici di una certa serietà e concretezza , tali da assumere il carattere di vere e proprie malattie , quasi sempre c’è l’assunzione, da parte della persona, che la magrezza a tutti i costi sia un valore tale che tutto è riconducibile ad essa.

Per i disturbi transitori si manifesta con una perdita di appetito in seguito a una delusione amorosa, ad esempio, oppure in concomitanza con la separazione dei genitori, di un tradimento, di un licenziamento ecc.
La comparsa invece di uno smisurato bisogna di mangiare insorge invece in seguito a uno stress oppure a momenti della propria vita carichi di tensione.

In entrambi i casi il rapporto con il cibo è alterato e relazionato con una sofferenza, e viene assimilato come una sofferenza stessa.

Nel caso, invece , di un Anoressia conclamata come malatti avera e propria l’origine è molto più profonda e lontana.
In realtà la nostra società propone un modello di corpo che deve essere efficiente, magro , agile : soprattutto con la pubblicità si veicolano centinai di messaggi, spesso impliciti, per cui occulti, tali che è facile che il giovane assimili come “valore assoluto” la magrezza e l’efficienza del corpo.
Si determina in questo modo una vera “ossessione” per l’efficienza e la magrezza del proprio corpo : non è una semplice “preoccupazione”, ma un valore assunto a tal punto da far sacrificare qualsiasi cosa, compreso il personale benessere, in funzione di questo.

La ” magrezza”, vista in questo modo  come valore, diventa un obbiettivo al punto che se non si perfeziona nella sua realizzazione si decreta il proprio fallimento “sociale” .

Si intraprendono , in questo modo, delle diete esasperate che , quasi sempre, sono il principio di guai metabolici molto seri che peggiorano il “malessere psicologico” .
Si parte dall’idea che per essere desiderabili l’unica condizione è quella di essere magri : il confronto del proprio corpo con i “modelli” che ci vengono proposti dalla società assoggetta la persona, soprattutto le donne, al punto che insorge una tipica depressione quando il confronto non è soddisfatto.

In questa forma di depressione si scatena una “restrizione” , spesso radicale, dell’alimentazione , con l’insorgere di un rapporto “ossessivo” con il cibo.
In questo caso si parla di Anoressia.

Nella Bulimia invece accade l’esatto contrario : il rapporto alterato tra persona e cibo conduce la stessa a un bisogno smisurato di ingerire alimenti in modo irrefrenabile e incontrollabile.

In pratica gli anoressici tendono a non mangiare fino alle estreme conseguenze, i bulimici invece tendono a mangiare tutto ciò che capita loro sotto mano e a procurarsi cibo in continuazione.

In entrambi i casi sono “manifestazioni” di sofferenza affettive e psicologiche che si esprimono attraverso l’alterato rapporto tra persona e alimenti.
E questa “sofferenza” può anche essere colta come un “segnale d’allarme” , come un segno esteriore, una “somatizzazione” della propria condizione psicologica e affettiva.

Bulimia e Anoressia sono spesso riconducibili anche all’ambiente familiare e alle amicizie : una madre particolarmente ossessionata, ad esempio, dal peso della figlia , o un partner mosso dall’idea che la magrezza della ragazza sia un valore imprescindibile, possono indurre la stessa ad alterare il suo rapporto con il cibo e a gravare come “sofferenza” psicologica.

Sia che questi disturbi si manifestano in forma transitoria o in forma di malattia, sono sempre preceduti dal “sintomo” comune di uan depressione che spesso passa inosservata e che poi sfocia nei disturbi veri e propri.

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