Credere in Dio aiuta a vivere più a lungo

Credere in Dio, pregare, avere fede , sperare , aiuta a vivere più a lungo.

E’ quanto, straordinariamente, mette in evidenza o studio scientifico su un campione di circa 200 affetti da insufficienza epatica grave e sottoposti a trapianto di fegato nella nostra bella Italia.

I medici dell’Istituto di Fisiologia del CNR diPisa hanno condotto lo studio per ben quattro anni, al termine del quale hanno evidenziato la conclusione che credere nel Signore, avere fiducia in Dio, affidarsi a Lui e pregare con intensità e costanza, nel corso di una malattia faceva aumentare la probalità di guarigione e quindi la possibilità di vivere più a lungo.

Indubbiamente l’anno 2010 è stato l’anno della riscoperta del tema di Dio : basti pensare alla stessa proposta, da parte del Ministro della Pubblica Istruzione , Mariastella Gelmini , di leggere la Bibbia in classe, e le numerosissime ristampe di molti libri religiosi, per capire come è aumentata la “voglia di Dio”.

Lo studio condotto sui pazienti sottoposti a trapianto di fegato è stato trasversale a tutte le religioni : il campione era rappresnetativo della religione cattolica, di quella muslmana e di quella ortodossa.
Ai pazienti, prima di entrare in sala operatoria, è stato chiesto di compilare un questionario per capire come si realzionassero con la fede e la religiosità, ovvero se erano credenti e in che modo si affidassero a Dio e in quale proporzione pregassero, e se ci fosse stato un momento particolare, soprattutto di sofferenza, in cui si erano affidati a Dio o l’avevano riscoperto.

L’interesse e il questionario erano mirati a conoscere e comprendere l’influenza della fede sul decorso della malattia.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista mediaca internazionale Liver Trabsplantion : dopo 4 anni i pazienti sono stati tutti richiamati , e tranne che per i 18 pazienti che, purtroppo, nel frattempo erano deceduti, si è voluto comprendere, oltre i fattori come l’età, il genere e la gravità stessa della malattia, come l’avere fede in Dio avesse influito sul decorso della malattia stessa.

La sorpresa è stata quella di rilevare che i pazienti che avevano più fiducia in Dio e più si erano affidati a Lui, chiedendogli aiuto con la preghiera, aveva registrato un riscio di morte tre volte inferiore rispetto ad altri pazienti di chi aveva manifestato di non avere una grande fede.

Il tasso di sopravvivenza per i pazienti con grande fede era stato del 93,4 % , che si abbassava al 79, 5 % per quelli atei : un dato che ha fatto pensare immediatamente che alimentare la propria fede con la preghiera aveva avuto risultati di una maggiore resistenza alla malattia stessa.

Chi è in attesa di un trapianto vive una condizione emotiva molto forte, in bilico tra la paura umana e la speranza nel soprannaturale.
E’ come se si sentisse sul limite che separa la vita dalla morte : in questa particolare condizione psicologica, ecco che alcuni mettono da parte ogni altro valore che non sia quello religioso e della fede in Dio.

La riscoperta di Dio, della fede, della forza delle preghiera da loro una nuova linfa vitale , una insiegabile forza interiore, che da loro una maggiore e più ampia speranza di guarire favorendoli in tal senso.

L’affidarsi a Dio, lasciandosi alle spalle la rabbia e l’angoscia del proprio stato di infermo, provoca un generale rialssamento fisico e mentale che ha un immediato effetto benefico sulla salute dei pazienti.
Il profondo senso di pace , l’allontanarsi dalle fobie e paure quotidiane, la consapevolezza di avere “qualcuno” che ci assiste e ci protegge rilassa la mente e sprigiona una forza interiore tale che la malattia viene vissuta affrontandola più che subendola.

Un aspetto degno di menzione è emerso dallo studio : sembra che la preghiera migliore sia il Padre Nostro, con molta probabilità perchè celebra la superiorità di Dio ma allo stesso tempo l’aiuto “paterno”, e quindi protettivo , che essa invoca.

Lo studio quindi , al di la delle proprie credenze e della propria fede e religiosità, sicuramente ha messo in evidenza che, psicologicamente, chi crede in Dio e nella sua protezione ha molte più probabilità di guarire rispetto a chiunque altro.

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