Screening per il seno: come e quando farlo

Un seno in salute si mantiene con abitudini corrette: stile di vita attivo, dieta con un apporto limitato di zuccheri e grassi di origine animale ma ricca di cereali non raffinati, legumi e verdure. E poi, come da oltre vent’anni hanno ripetuto gli americani, con la prevenzione. Bastano alcuni semplici esami, dall’autopalpazione alla mammografia, effettuati però con la giusta frequenza, per individuare eventuali problemi e correre tempestivamente ai ripari.

Per questo c’è stato grande clamore quando, alla fine del 2009, un task force governativa statunitense ha presentato i suoi studi sugli screening per il tumore al seno con un chiaro invito a un dietrofront su tutta la linea: l’autopalpazione è inutile, la mammografia va fatta non ogni anno ma ogni due, a partire dai 50 anni di età e non più dopo i 40.

A sostegno delle nuove indicazioni la commissione ha fornito i risultati di una valutazione dei rischi e dei benefici. “I programmi di screening non hanno dato i risultati sperati. Sempre più donne vengono trattate ma il numero dei casi non diminuisce così come l’incidenza degli stadi aggressivi non è stata ridotta”, sostiene Laura Esserman dell’Università della California, prima autrice dello studio. “Gli esami frequenti e precoci porterebbero in realtà a scoprire molti falsi-positivi, casi cioè che si evolverebbero favorevolmente anche senza alcun intervento.

Con il pericolo che le donne vengano trattate in maniera inefficace, fornendo cure a chi non ne ha bisogno senza concentrarsi sui casi pericolosi”. Che, tradotto, vuol dire: inutili stress per i controlli, inutili allarmismi, troppe risorse spese per esami e biopsie non necessarie, che potrebbero invece dirottare per migliorare le cure dei casi più gravi.

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