Ansia e stress , cosa sono e come curarle

L’ansia è fondamentalmente un emozione, necessaria all’uomo, naturale.
Per capire quanto siano  necessarie nella vita dell’auomo ansia e paura basta immaginare che senza di esse l’uomo rischierebbe la sopravvivenza : di fronte un pericolo la paura può essere la salvezza mettendo in modo fuga, protezione.
Di fronte ad una prova l’ansia può essere la motivazione ad affrontarla e superarla.
Il problema masce quando l’ansia e la paura superano una determinata soglia , il limite naturale, deformando la vita dell’individuo al punto da comprometterne il regolare svolgimento.
Ora si tratta di capire il limite naturale e studiare i rischi e le conseguenze del superamento di questa soglia che trasforma l’ansia in senso patologico.
L’ansia interessa il sistema limbico , la corteccia frontale orbitale e l’SNA, gli stessi interessati nel sentimento di rabbia .
Quando possiamo parlare di ansia patologica?
Intanto può aiutarci la definizione della stessa : generalmente tutti siamo in grado di riconoscere le proprie capacità e quindi di valutare se siamo in grado di affrontare un problema.
Allo stesso modo siamo in grado di valutare correttamente le difficoltà dell’evento che stiamo vivendo.
In pratica siamo dotati di sufficiente autostima e di sufficienti capacità interpretative della realtà che ci circonda.
Quando accade che il livello di autostima precipita e questo si unisce a un insufficiente capacità interpretative delle difficoltà abbiamo l’ansia di tipo patologico.
Non è dunque quello definivamo all’inizio come quel sentimento naturale in grado di determinare rischi e pericoli e di preparare le adeguate misure di risposta che provvedono alla nostra soppravvienza.
E’ un’acerba sottostima di noi stessi e una sovrastima delle difficoltà della realtà.
La mancanza parziale o assoluta di autostima e la sovravalutazione delle difficoltà esistenziali determinano anche la depressione : ma sostanzialmente esiste una differenza certa.
Nell’ansia l’individuo è ancora “vivo”, nel senso che è ancora in grado di reagire , di tentare la soluzione del problema con approcci strategici , quindi riesce ancora a mettere a punto delle “vie di fuga” o delle strategie per affrontare il problema, contrariamente al soggetto depresso che di per se non solo si arrende ma ritiene il problema insormontabile e irrisolvibile.

L’ansia però non deve essere assolutamente sottovalutata quando assume i connotati di quella patologica : non a caso i principali distrubi da anssia sono gli attacchi di panico, la fobia sociale, il disturbo compulsivo ossessivo, il disturbo acuto da stress per citarne alcuni.
Il pronto ricorso allo psicoterapeuta e, se necessario, a farmaci ansiolitici  quasi sempre scongiura complicazioni patologiche come questi disturbi da ansia appena accennati.

L’ansia si manifesta attraverso una tensione muscolare, affaticabilità, disturbo del sonno e del riposo in genere e incide molto sull’umore del soggetto e , in parte , sul comportamento.
Ricordiamoci tuttavia che l’ansia è un campanello d’allarme, un segnale di pericolo : occorre indagare e studiare a fondo il soggetto per capire e rimuovere le cause.
Ad esempio conoscere le circostanze in cui si è manifestata o si manifesta , i momenti della giornata in cui appaiono più evidenti i sintomi , le tematiche che sembrano scatenare i sintomi.
Insomma comporre un adeguato quadro clinico : questo è compito dello psicoterapeuta ma anche familiari e amici possono aiutare in questo.
Spesso il soggetto colpito da ansia non riesce , infatti, a collocare temporalmente gli eventi, a ricollegarli alle tematiche : è utile quindi un fattore che chiameremmo di “osservazione esterna” che facilita il compito dello psicoterapeuta e ne possono completare il quadro che va tracciando.
In fasi dove i disturbi e la sintomatologia può essere particolarmente acuta , riesce efficace la somminsitrazione di farmaci ansiolitici : ma è sempre bene e utile limitarne l’uso a brevissimi periodi di tempo, se non altro per evitare di ingenerare pericolose farmacodipendenze.

Abbiamo descritto come “l’osservazione esterna” , ovvero il ricorrere a persone amiche o parenti del soggetto possa facilitare il compito dello psicoterapeuta nel tracciare il quadro d’insieme : aggiungiamo che questi soggetti dell’ambiente in cui vive l’ansioso possono fare molti di più, soprattutto molto di più di quello che credono loro stessi.
L’ansioso normalmente ha delle paure come quelle di essere d’imbarazzo per gli altri, di poter impazzire , di poter perdere il controllo e in definitiva in breve possono acquisire la convinzione di non riuscire a vivere l’ansia.
Le persone che vivono o frequentano il soggetto ansioso possono fare molto per attenuare questi sintomi, per aiutarlo a superare questa fase che ricordiamo nasconde sempre una situazione di disagio, molte volte causata proprio dall’mbiente in cui vive il soggetto colpito dalle crisi di ansia.
Quindi chi più di loro, di amici e parenti, che hanno aiutato a tracciare un quadro descrittivo, possono inerirsi attivamente in una strategia di recupero e cura dell’ansioso?
Ovviamente, come è facile intuire, spetta allo specialista guidare la “pattuglia” che lo aiuterà nella guarigione del soggetto.

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